I tassi di interesse dei mutui
La guida completa sulle carte di credito.
| Guida al Mutuo |
| Annunci Pubblicitari |
|
Nel momento in cui ci si appresta a richiedere un mutuo, la scelta più ardua si pone rispetto al tasso di interesse ad esso relativo.
Il dubbio più ricorrente è relativo al tasso fisso o al tasso variabile, i cui tratti fondamentali e le cui differenze cercheremo di delineare in maniera compiuta.
La differenza essenziale sta nella vostra valutazione circa l'andamento dei tassi e dei mercati nel medio-lungo periodo. Ovviamente è consigliabile supportare la vostra valutazione con la consulenza di un esperto del settore e con dati e testi di riferimento, ma certamente nessuno sarà in grado di predirvi il futuro e quindi di darvi la certezza dell'andamento dei tassi da qui al termini del vostro piano di ammortamento.
E' proprio per questo, e per il fatto che sia il tasso fisso che quello variabile presentano pro e contra, che la decisione non può che essere personalissima, basata cioè sulle vostre attuali e prevedibili condizioni economiche.
In ogni caso, è assodato che il tasso fisso si mantiene tale per tutta la durata del rapporto e quindi consente di programmare con esattezza il piano di pagamento. Ovviamente, il tasso fisso permette di fare un buon affare se il mercato dei tassi sale, così come rischiare delle perdite se il mercato dei tassi scende.
Di contro, il tasso variabile non consente di essere certi rispetto all'importo del proprio rimborso nel medio-lungo termine, mentre offre l'innegabile vantaggio di prevedere delle rate di rimborso che rispondono ad esigenze e situazioni attuali. Considerato che il tasso variabile si aggiorna periodicamente sulla base del costo del denaro, è chiaramente possibile ottenere guadagni o dover sopportare perdite in base alle oscillazioni del tasso.
C'è però una terza via rispetto alla dicotomia tasso fisso/tasso variabile: il tasso misto (detto anche tasso strutturato). Con l'opzione del tasso misto è possibile rimandare la scelta definitiva del tasso di almeno 24 mesi. Ciò può essere determinante, o almeno di aiuto, in situazioni di economia instabile, in cui è difficile prevedere l'andamento dei tassi a causa di fluttuazioni marcate, o in caso di una situazione personale in evoluzione.
La scelta al giorno d'oggi è reso meno problematica dalla convinzione da parte degli analisti che con l'area dell'Euro le oscillazioni dei tassi, ancorati all'Euribor, non siano troppo marcate e quindi non comportino situazioni di criticità per chi abbia optato per un tasso rispetto ad un altro.
Stesso discorso vale per il cosiddetto spread, ossia la percentuale di guadagno applicata dagli istituti di credito sull'erogazione di un mutuo a tasso variabile, che non è altro che una piccola maggiorazione sui tassi di mutuo.
Considerando il mercato europeo come ormai liberalizzato, e quindi ad alta concorrenza, è lecito presupporre che lo spread non andrà in futuro ad incidere sul mutuo in maniera rilevante.


